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Mobilità

Ricaricare l’auto elettrica: a casa, al lavoro e in viaggio

Presa domestica, wallbox, colonnine in città e ricarica veloce in autostrada: come funziona ogni soluzione, quanto tempo serve e cosa sapere su potenze, connettori e costi per organizzare la ricarica senza ansia.

Redazione EmotionDrive 4 min di lettura

Cavo di ricarica collegato alla presa di un’auto elettrica
Foto: CHUTTERSNAP / Unsplash
In questo articolo
  1. Prima le basi: kW, kWh, corrente alternata e continua
  2. A casa: la soluzione più comoda ed economica
  3. Al lavoro e in città
  4. In viaggio: la ricarica veloce
  5. Connettori e tessere
  6. Quanto costa
  7. Abitudini che allungano la vita della batteria

Per chi passa all’elettrico la domanda più frequente non riguarda l’autonomia, ma la ricarica: dove, quanto tempo e quanto costa. La risposta dipende soprattutto da dove si parcheggia la notte. Ecco le soluzioni disponibili e come combinarle.

Prima le basi: kW, kWh, corrente alternata e continua

  • I kWh misurano l’energia, cioè la capacità della batteria: è il «serbatoio».
  • I kW misurano la potenza di ricarica, cioè la velocità con cui l’energia entra: è la «portata della pompa».
  • La ricarica in corrente alternata (AC) passa per il caricatore di bordo dell’auto, che ne limita la potenza: di solito 7,4 o 11 kW, a volte 22 kW.
  • La ricarica in corrente continua (DC) arriva direttamente alla batteria ed è molto più veloce: dai 50 kW delle colonnine rapide fino a oltre 300 kW delle stazioni più potenti, nei limiti che l’auto accetta.

Un esempio: per portare dal 20 all’80% una batteria da 60 kWh servono circa 36 kWh. Con una wallbox da 7,4 kW ci vogliono circa cinque ore; con una colonnina veloce che eroga in media 100 kW, poco più di venti minuti. Sono stime teoriche: temperatura, stato della batteria e curva di ricarica dell’auto cambiano i tempi reali.

A casa: la soluzione più comoda ed economica

Chi ha un box o un posto auto può ricaricare di notte, come si fa con il telefono. Le possibilità sono due:

  • Presa domestica, con il cavo in dotazione: funziona, ma è lenta (poco più di 2 kW) e va usata con un impianto in buone condizioni. Va bene come soluzione occasionale o per chi percorre pochi chilometri.
  • Wallbox: una stazione a muro che ricarica in sicurezza a 3,7–7,4 kW con un contatore monofase, fino a 11 o 22 kW con il trifase. Va installata da un elettricista abilitato, che rilascia la dichiarazione di conformità.

Molti contratti domestici hanno una potenza di 3 kW: per ricaricare senza far scattare il contatore si può aumentare la potenza impegnata oppure scegliere una wallbox con gestione dinamica del carico, che riduce la ricarica quando in casa sono accesi altri elettrodomestici. Con un impianto fotovoltaico, la ricarica nelle ore di sole abbassa ulteriormente i costi.

Al lavoro e in città

Sempre più aziende offrono punti di ricarica nei parcheggi per dipendenti e visitatori: è la soluzione ideale per chi non ha un posto auto privato. In città le colonnine pubbliche in corrente alternata, di solito fino a 22 kW, sono pensate per ricariche durante la sosta, al supermercato, in palestra o di notte. Attenzione alle regole di sosta: in molti Comuni, finita la ricarica, il posto va liberato entro un tempo stabilito.

In viaggio: la ricarica veloce

Sulle lunghe percorrenze si usano le stazioni in corrente continua, lungo le autostrade e le principali strade extraurbane. Qualche consiglio per non perdere tempo:

  • Ricarica dal 10–20% all’80%: oltre l’80% la potenza cala e i minuti diventano molti.
  • Pianifica le soste con il navigatore dell’auto o con un’app, che tiene conto di dislivelli, temperatura e colonnine disponibili. La Piattaforma Unica Nazionale del Ministero dell’Ambiente elenca i punti di ricarica pubblici.
  • D’inverno usa la funzione di precondizionamento della batteria, se c’è: portarla in temperatura prima della sosta accorcia i tempi.
  • Abbina la sosta alla pausa caffè o al pranzo: venti minuti passano in fretta.

Connettori e tessere

In Europa lo standard è il Type 2 per la corrente alternata e il CCS Combo 2 per quella continua; il vecchio CHAdeMO è sempre meno diffuso. Per pagare si usano le app degli operatori, le tessere RFID oppure, sempre più spesso, la carta di pagamento direttamente sulla colonnina. Molti operatori propongono abbonamenti mensili con un pacchetto di energia: convengono solo a chi ricarica spesso fuori casa.

Quanto costa

Il costo dipende dalla tariffa: ricaricare a casa, soprattutto nelle fasce orarie più convenienti, costa in genere molto meno della ricarica pubblica, e la ricarica veloce è la più cara. Per un confronto onesto con un’auto a benzina o diesel, calcola il costo per 100 chilometri: consumo dell’auto in kWh/100 km moltiplicato per il prezzo che paghi al kWh. Lo spieghiamo nella guida al costo totale di possesso.

Abitudini che allungano la vita della batteria

  1. Per l’uso quotidiano imposta il limite di ricarica all’80%, salvo diversa indicazione del costruttore, e arriva al 100% solo prima dei viaggi.
  2. Evita di lasciare a lungo l’auto con la batteria quasi scarica o al 100%.
  3. Usa la ricarica veloce quando serve, ma non come unica fonte se puoi ricaricare in AC.
  4. D’estate, quando possibile, parcheggia all’ombra.

Dal nostro archivio: le nuove frontiere delle tecnologie di ricarica e le auto elettriche del domani.

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